giovedì 19 novembre 2015

Una questione di frontiere


Il mondo multiculturale è contraddistinto dall'abbattimento delle frontiere nazionali e dall'allargamento delle basi della propria cultura e del proprio vivere sociale. In questo nuovo mondo forti diventano le tematiche legate alla questione dell'identità, che mettono in discussione la necessità o meno di porre frontiere tra pubblico e privato, tra sé e l'Altro, tra finzione e realtà, specialmente dopo che quest'ultima paia aver perso la propria forza di evidenza e il suo insito significato di «verità». Quello che spesso dimentichiamo è che non vi sono reali confini tra una cultura e l'altra, ma un mélange, così come non vi è una sacralizzazione delle frontiere, ma un loro sprofondare nell'incertezza. E quando si parla di frontiere si fa riferimento alle frontiere psicologiche, geopolitiche, sessuali e razziali, linguistiche e culturali, sociali, spirituali ed esistenziali, ed infine alla frontiera più problematica, ovvero quella che separa l'individuo dalla collettività, che evita la sua dissoluzione all'interno del gruppo sociale. Proprio partendo da questa frontiera che crea il binomio individuo-società, si può giungere a comprendere che abbattere le frontiere è un incipit di caos: esse sono indispensabili per la nostra salvaguardia (ora più che mai) e bisogna difenderle e proteggerle per poter difendere e proteggere il patrimonio culturale e cittadino che abbiamo creato.

L'abbattimento delle frontiere culturali che il mondo occidentale ha sostenuto, ha reso forti coloro che più che ad una interrelazione culturale, ad un rispetto e ad una convivenza pacifica, miravano ad un ingresso forte e decisivo in quelle che, a loro parere, sono culture (e civiltà) da domare o distruggere. Dunque non è questione religiosa, né esclusivamente economica e politica, ma è una guerra culturale che nostro malgrado abbiamo concesso non attraverso l'accoglienza e la solidarietà, principi base di una cultura fondata sulla libertà di pensiero ed espressione, ma attraverso l'autorizzazione a modificare il nostro assetto culturale. La ricchezza che proviene dal mutuo scambio è in realtà illusoria: quel che dovremmo accettare è di essere noi stessi multiculturali, ognuno nella sua dimora e nella sua vita quotidiana, poiché per essere diversi non vi è la necessità di stravolgersi. La libertà concessa ha creato nelle menti malate del processo di "sfrontieralizzazione" il diritto di imposizione, anche violenta, della propria diversità.  


 (Parigi, 13 novembre 2015)

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